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Nullità del matrimonio religioso
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Nullità del matrominio religioso / Il terzo genitore

Intervista al dott. Piero Picchietti
Psicoterapeuta e Didatta della Scuola Romana di Psicoterapia Famigliare (SRPF)

Relazione del Convegno "Il conflitto di coppia: Viaggio tra le relazioni possibili e le separazioni impossibili. Dalla fine della coniugalità alla costruzione della genitorialità". Tenuta il 13.06.2008 alla Sala "Alesini" presso il CTO, Via S. Nemesio, 21 Roma.

Partendo dalle linee fornite dal titolo di questo convegno, vorrei proporre alla vostra attenzione una riflessione, documentata anche da alcuni dati, che sviluppa il passaggio dalla fine della coniugalità alla costruzione della genitorialità attraverso la figura del terzo genitore. Da un articolo uscito su repubblica nell'aprile 2008 apprendiamo che probabilmente la Francia sarà uno dei primi paesi europei a riconoscere uno statuto giuridico al terzo genitore. Questa definizione, già ampliamente utilizzata in letteratura, indica le persone che si trovano a convivere con figli non naturali e che spesso si trovano a svolgere funzioni genitoriali almeno quanto i genitori biologici. Sono loro l'obiettivo di un nuovo progetto di legge all'esame del Parlamento francese. Ad oggi sembrerebbe che la caratteristica fondamentale che identifica questo soggetto sia l'invisibilità dal punto di vista dei dati statistici disponibili, delle indagini specifiche svolte e, di conseguenza, sul piano della possibilità di ritrarne un profilo il più possibile aderente alla realtà, anche se possiamo già immaginare che in questi casi la realtà appaia piuttosto sfumata o diffusa e sembra sovrapporsi non soltanto ai criteri dell'oggettività ma più facilmente agli aspetti dinamici e processuali che governano le trame relazionali ed i mondi affettivi in esse compresi. L'invisibilità di questo soggetto e' ancora più evidente da un punto di vista giuridico, soprattutto in relazione all'area della cura e dell'accudimento dei figli. (fosse anche per il fatto che questa tematica coinvolge anche il nucleo familiare del Presidente Sarkozy). Da fonte Istat 2005 risulta che le famiglie ricostituite in Italia sono 942.000 (circa il 4% delle famiglie nel complesso - totale come media degli anni 2005/2006), di queste le non coniugate sono il 59.5%, mentre le coniugate arrivano al 40.5%. in queste famiglie i figli coinvolti nelle crisi coniugali (separazioni + divorzi) sono 144.105. E' evidente pertanto che i figli hanno contemporaneamente una pluralità di figure parentali cui rifersi. Così come, sempre di più, al momento della costruzione di una coppia sembra essere interessante che l'altro partner possa accettare figli non suoi. D'altra parte viene sottolineata l'importanza di dedicare comunque attenzione al genitore biologico, e allo stesso tempo di poter tracciare un ipotetico profilo psicologico del terzo genitore: una persona con molta diplomazia, molta abilità, che sa aspettare, e che non ceda alla tentazione di imporre o comandare ai suoi "figli" non biologici (v. Oliverio Ferraris, il terzo genitore, Cortina, 1997).  In questo senso, giova forse ricordare che Sigmund Freud era un secondo primogenito (figlio maggiore) nella terza coppia creata da suo padre Jacob (fonte: Chantal Van Cutsem, le famiglie ricomposte, Cortina, 1999, Milano) e che Gregory Bateson ha creato 3 famiglie mentre faceva ricerche sul campo e scriveva le sue opere. Ma entro quale quadro evolutivo complessivo delle configurazioni familiari possiamo contestualizzare questa riflessione? Prendendo in considerazione gli ultimi (per anno di rilevazione) dati Istat disponibili, si possono focalizzare alcuni trend sviluppatisi negli ultimi tre decenni:

1. Si semplificano le strutture familiari e si complica il funzionamento delle relazioni intra familiari entro un sistema relazionale allargato che conferma contemporaneamente la centralità delle soggettività e l'importanza della rete parentale, dunque della famiglia estesa (la coppia più la parentela stretta come i nonni, fratelli,...).
2. L'invecchiamento della popolazione e' il principale fattore squisitamente strutturale (si vive di più perché si vive meglio) che incide sul cambiamento delle strutture familiari in quanto non collegato alle intenzionalità dei soggetti, infatti aumentano notevolmente le famiglie unipersonali, fatte per lo più da persone anziane di genere femminile.
3. Altri fattori strutturali, tali in quanto producono effetti di lunga durata sulle morfologie familiari, sono comunque connessi ad aspetti squisitamente socio culturali, come le scelte riproduttive (calo della natalità), che pure influenzano la caratterizzazione delle tipologie familiari, infatti, le coppie con figli diminuiscono progressivamente anche se rappresentano ancora la tipologia familiare più presente nel nostro paese. 
4. Senza sottovalutare il peso che le variabili socio-economiche, fra cui l'immigrazione, esercitano, ad esempio sulle scelte di autonomia di un giovane o riproduttive di una coppia, o educative nel caso di matrimoni "misti", sembra proprio che il ciclo di vita familiare sia scandito, sempre di più, dalle contingenze delle scelte soggettive che i componenti della famiglia esprimono con uno scivolamento significativo da un asse istituzionale pubblico ad uno intrafamiliare/intersoggettivo privato. 
5. Si conferma in ogni caso il fatto che l'esperienza familiare resta centrale per tutti, dunque in che senso le strutture familiari si semplificano e si differenziano, mostrando una pluralità tipologica sconosciuta fino a un po' di tempo fa?

  • dal 1971 al 2001 la popolazione italiana residente aumenta del 5.3% mentre il numero delle famiglie cresce, nello stesso periodo, del 36.48%;

  • ciò vuol dire che diminuisce il numero medio dei componenti per famiglia: si passa da 3.35 del 1991 a 2.59 del 2001;

  • complessivamente, nel periodo 2005-2006 (valori medi), sul totale delle famiglie italiane che in valori assoluti e' pari a 22.907.000 famiglie, si ha che:

    • il 28.1% sono famiglie senza nucleo, ovvero unipersonali , (principalmente composte da donne anziane ma sempre di più anche dai cosiddetti singles) 

    • il 70.6% sono famiglie con un solo nucleo, solo nel 3.6% dei casi sul totale delle famiglie sono presenti altri componenti, ulteriormente articolate:

    • coppia con figli il 41% sul totale delle famiglie

    • coppia senza figli il 21.1 % sul totale delle famiglie

    • nucleo monoparentale l'8.6% sul totale delle famiglie

    • infine l'1% e' dato dalle famiglie con più di un nucleo 

    • il 4.6% delle famiglie può essere considerata famiglia estesa in quanto con più di un nucleo (1%) o con un solo nucleo ma con altri componenti presenti (3.6%)

  • focalizzando di più le famiglie con un solo nucleo familiare, quelle cioè dove si trovano la coppia (con/senza figli, anche ricostituita) e i nuclei monoparentali (che diventano tali per lo più a seguito di separazione/divorzio) si vede l'affermarsi di una tendenza significativa: la crescente centralità della coppia dove il peso delle soggettività incontra la contingenza delle scelte familiari e la precarietà degli assetti strutturali:

    • nel 1988 sul totale delle famiglie con un solo nucleo

    • le coppie con i figli rappresentavano il 69.4%, 

    • le coppie senza figli il 22.1% 

    • i nuclei monogenitore l'8.5% (fonte: indagine Istat sulle strutture e sui comportamenti familiari), 

    • nel 2005/2006 la situazione e' radicalmente cambiata: 

    • le coppie con i figli rappresentano il 58%, 

    • le coppie senza figli il 30% 

    • i nuclei monogenitore il 12% (fonte: istat-indagine multiscopo sulle famiglie, valori medi anni 2005 e 2006)

Dunque che significato può avere il fatto che cresce il peso delle intenzionalità soggettive nel determinare gli eventi, come la separazione, che modificano la struttura della famiglia oltre che il suo funzionamento? Guardando alla litigiosità sia come processo che porta alla decisione di separazione sia come modo in cui essa viene fatta di fronte al giudice del tribunale (consensuale o giudiziale), si vede che:

  • come detto sopra aumentano le famiglie monoparentali, da tenere presente il fatto che in tali nuclei, in genere, l'evento che segna il cambiamento morfologico e' la separazione/divorzio;

  • le famiglie ricostituite, cioè quelle dove almeno un partner ha avuto una precedente esperienza di matrimonio/convivenza, rappresenta una tipologia emergente ed e' presente in modo significativo, come già detto, fra le unioni di fatto, dove ben il 46.7% di esse e' una famiglia ricostituita (fonte: Istat, indagine multiscopo sulle famiglie - "aspetti della vita quotidiana", media anni 2002-2003); e' verosimile ipotizzare che tale dato sia sottostimato poiché e' noto che, per vari motivi, non da ultimo quelli di tipo fiscale, in sede di rilevazione dei dati le persone intervistate siano reticenti a dichiarare tale tipo di convivenza;

  • cresce dunque nel nostro paese la litigiosità familiare, nel periodo 2000-2005 si vede che (fonte: istat dati su separazioni e divorzi):

    • il quoziente di separazioni personali ogni 100.000 coniugati passa da 245 a 278;

    • dal 2000 al 2005 le separazioni aumentano del 14.5% soprattutto nelle ripartizioni geografiche del sud, isole e centro dove si registrano valori molto superiori alla media nazionale (isole + 35%, sud + 32%, centro +21.4%);

    • prevale sia nel 2000 che nel 2005 la separazione di tipo consensuale anche se quella giudiziale, in questo arco temporale, aumenta la sua incidenza, si passa infatti da un'incidenza del 13.6% ad una del 14.5% (sul totale delle separazioni);

    • la durata media del matrimonio/convivenza al momento della formalizzazione del "procedimento" di separazione (nella terminologia giuridica "iscrizione al ruolo"), e' comunque significativa e non subisce variazioni importanti nel periodo considerato ne' a livello territoriale attestandosi su una media di 13-14 anni;
      il tipo di rito con cui e' stato celebrato il matrimonio, religioso o civile, non sembra incidere molto sulla tipologia di separazione, consensuale o giudiziale, infatti sia nel 2000 che nel 2005 prevale la modalità consensuale: 

    • matrimonio con rito religioso e separazione consensuale anno 2000 l'86.3% anno 2005 l'85.5%;

    • matrimonio con rito religioso separazione giudiziale anno 2000 il 13.7% anno 2005 il 13.6%;

    • matrimonio con rito civile separazione consensuale anno 2000 l'85.6% anno 2005 l'86.9%;

    • matrimonio con rito civile separazione giudiziale anno 2000 il 13.1% anno 2005 il 14.4%;

    • in questo arco temporale si spostano un po' l'età media dell'uomo e della donna sia al momento del matrimonio, rispettivamente 27 e 24 nel 2000, 28 e 25 nel 2005, che al momento della separazione, 42 e 38 nel 2000, 43 e 40 nel 2005;

    • si e' visto prima come seppure la coppia con figli sia ancora il tipo famiglia prevalente, aumentino sempre di più altre tipologie familiari fra cui le coppie senza figli. Però, dal punto di vista delle separazioni, l'incidenza maggiore riguarda le famiglie con figli, come a testimoniare la complessità relazionale che coinvolge questa tipologia familiare nell'intreccio fra rapporti di coppia e ruoli genitoriali . 

    • Infatti nel 68.2% dei casi rilevati nel 2000 e nel 70.4% di quelli riscontrati nel 2005 le separazioni riguardano coppie con almeno 1 figlio. 

    • Infine, un focus sulle tre possibili modalità di affidamento dei figli (esclusivo alla madre/esclusivo al padre/condiviso e/o alternato): 

    • la modalità ancora prevalente e' l'affidamento alla madre sia nel 2000 con l'86.7% sul totale degli affidamenti, che nel 2005 con l'80.7%;

    • e' però evidente che c'e' una tendenza alla diminuzione di questa modalità tutta a favore dell'affidamento congiunto e/o alternato che passa dall'8% del 2000 al 15.4% del 2005; 

    • la variabile territorialità sembra incidere sulle modalità di affidamento, infatti quello condiviso sia nel 2000 (sud 3.4%; isole 5%) che nel 2005 (sud 6.7%; isole 6'.4%) e' molto sotto la media nazionale nei comparti sud e isole (media nazionale 2000 pari a 8%, 2005 pari a 15.4%). 

    • Sempre con riferimento all'articolazione territoriale, i dati evidenziano come l'affidamento al padre, che pure e' una modalità "marginale", registra nelle isole, dei valori sopra la media nazionale (anno 2000 pari a 4.6% anno 2005 pari a 3.4%), sia nel 2000 (6.1%) che nel 2005 (4.7%) 

    • in sintesi dal punto di vista dei "dati" si può dire che:

    • le famiglie vivono un processo non lineare di semplificazione nel duplice senso della contrazione numerica e dell'articolazione tipologica

    • emergono nuove tipologie familiari : alcune spiccano per la loro affermazione quantitativa (coppie senza figli) altre per la loro novità (famiglie unipersonali, famiglie monogenitore che per lo più diventano tali a seguito di separazione o divorzio, famiglie ricostituite che per definizione incorporano un'esperienza di separazione/divorzio per almeno un componente della coppia).

    • Dunque l'esperienza familiare conferma la sua centralità nella vita delle persone, anche in presenza di esperienze forti di conflittualità.

Definizioni istat per i censimenti (fonte: glossario censimento 2001)

Famiglia: e' costituita da un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune (anche se non sono iscritte nell'anagrafe della popolazione residente nel comune medesimo). una famiglia può essere costituita anche da una sola persona. l'assente temporaneo non cessa di appartenere alla propria famiglia (...). la definizione di famiglia adottata per il censimento e' quella contenuta nel regolamento anagrafico.

Nucleo familiare: e' definito come l'insieme delle persone che formano una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio. Si intende la coppia coniugata o convivente senza figli o con figli mai sposati o anche un solo genitore assieme a uno o più figli mai sposati. il concetto di nucleo familiare e' normalmente più restrittivo rispetto a quello di famiglia; infatti nell'ambito di una famiglia possono esistere uno o più nuclei familiari. Può non esservene nessuno come e' nei casi ad es. delle famiglie unipersonali. Una famiglia può essere composta da più nuclei ma può anche essere costituita da un nucleo e da uno o più membri isolati (altre persone residenti), o ancora da soli membri isolati.

Famiglia estesa: si intende la tipologia familiare all'interno della quale si individuano almeno due nuclei (coppia o nuclei monogenitore) oppure un solo nucleo con altre persone residenti.

A fronte di questa complessità sembrerebbe comunque che il tema del terzo genitore contenga una interessante sfida per gli addetti ai lavori, dato che non e' difficile incontrare delle famiglie dove tutto ciò che costituisce la regola e la struttura e' frutto di negoziazione continua e costante sia per la qualità che per la quantità dei ruoli espressi. Il fatto che essi siano espressi contemporaneamente da entrambe le linee genitoriali nulla toglie, se la qualità degli affetti e delle relazioni lo permette, alla ricchezza di un altro nucleo acquisito che e' quello del terzo genitore. Genitore che e' figlio a sua volta, quindi, con genitori.

La tematica del terzo genitore e' già conosciuta in ambito sistemico relazionale e ampiamente utilizzata per "leggere" le relazioni familiari e il loro funzionamento. Terze sono anche le generazioni come quelle dei nonni che nella famiglia estesa o ricostituita non perdono le proprie caratteristiche genitoriali anche rispetto ai nipoti. Ciò vuol dire che l'influenza delle famiglie di origine non cessa di manifestarsi nelle relazioni di coppia anche se la coppia e' una coppia ricostituita.

In tal senso assume importanza il tema del triangolo e del terzo, quale che sia la configurazione familiare. Questo a partire dal contributo degli autori che non solo sul piano teorico ma sul piano anche del trattamento clinico hanno dato un importante contributo:

  • Whitaker

  • Bowen

  • Haley

Il triangolo e il terzo

Rappresentano delle categorie concettuali teoriche e pratiche importanti nel tentativo di percorrere tappe importanti della lettura del conflitto di coppia in chiave trigenerazionale, creando delle ridondanze sul concetto di terzo a partire dal quadro relazionale della coppia.

Può accadere infatti che la tensione tra due persone in un sistema familiare raggiunga un livello tale da non poter essere più sopportato. Una terza persona viene "triangolata" per ricondurre questa tensione a una livello più tollerabile e l'evoluzione di una simile triangolazione disfunzionale è in genere la comparsa di coalizioni inadeguate, all'interno e all'esterno della famiglia, e di un sintomo comportamentale indesiderabile in uno dei membri della famiglia, spesso nel figlio, ovvero nel terzo.
Dove c'e tensione, i due, delusi l'uno dell'altro e impegnati in una guerra coniugale e non potendo essere fragili agli occhi del rivale, chiedono paradossalmente al figlio di schierarsi al proprio fianco, cioè di prendere posizione contro l'altro, il figlio è così preso in un conflitto di lealtà ad un coniuge o all'altro, cioè lealtà a mamma o lealtà a papà.
Questi genitori si sentono esclusi l'uno dall'altro e si rivolgono al figlio nelle relazioni genitoriali per compensare i loro bisogni insoddisfatti dalla relazione coniugale.

Il triangolo è una configurazione emozionale di tre persone: è il più piccolo sistema stabile di relazione, la famiglia allora può essere concepita come un insieme di triangoli.
Per Bowen ogni relazione è triadica, infatti il sistema diadico può funzionare in periodi di calma, ma in periodi di crisi o conflitto la diade diventa rapidamente instabile e chiede l'intervento di un terzo. come dice il prof. Saccu "se nella relazione il terzo non c'è ce lo dobbiamo inventare". Il matrimonio allora diventa una alleanza tra partner che , lungo un continuum, hanno la stessa differenziazione del sé, dove il sé viene indicato da Bowen come composto di tre domini: emozionale, intellettuale, sentimentale, che più sono differenziati tra di loro e più garantiscono un'individualità chiaramente definita. il conflitto insolubile della coppia si traduce allora nella comparsa di sintomi, in un partner.

Nella coppia il livello di differenziazione di ognuno dei coniugi, e' espresso e trasmesso dal se familiare delle famiglie di origine, che viene trasmesso a ciascuno in maniera diversa.

L'emotional cut-off - e l'estrema distanza emozionale che si crea tra genitori e figli. Più il coniuge risulta distante emotivamente dalla propria famiglia più gli aspetti emotivi all'interno del matrimonio tendono ad intensificarsi.
Si determinano cosi situazioni in cui in famiglia lui o lei avrebbe bisogno di vicinanza emotiva con i genitori, ma si allontana raccontandosi di aver raggiunto l'indipendenza. Questo meccanismo viene poi tendenzialmente riutilizzato per controllare il proprio coinvolgimento con il partner all'interno della coppia.
La coppia stessa per Bowen si compone per livelli di differenziazione dalla propria famiglia di origine molto simili:

- coniugi molto differenziati sono partner molto maturi privi di ansia e di reattività emotiva
- coniugi poco differenziati sono partner poco maturi con ansia e reattività emotiva, poca tolleranza alla diversità dell'altro, presente il conflitto quando si riveleranno differenze tra partner.

Secondo Murray Bowen il triangolo è alla base di ogni edificazione di un sistema emozionale familiare. Già a partire da Freud con il triangolo edipico, l'elemento emozionale invariante consisteva nel far passare sul piano del fantasma l'inconscio dei movimenti affettivi intensamente sperimentati nella realtà, nel contesto familiare, nella relazione tra genitori e figli. Il terzo nel triangolo, quindi, ha la funzione di regolarizzare la tensione e deviarla rendendo gestibile, vivibile, la dimensione relazionale all'interno della quale passa ogni oggetto familiare e può acquisire valenza simbolica. (N. Ackerman 1966, J. Haley 1967, V. Satir 1967, S. Minuchin 1974/1978 M. Bowen 1971)
In assenza di conflitto la persona in posizione periferica o terza alla diade, cioè il terzo, si viene a trovare in situazione di insicurezza, perfino di sofferenza emotiva, di tensione. in caso di conflitto, l'imbarazzo o la sofferenza vengono riassorbiti dai membri della diade mentre la persona terza si sente sollevata. in caso di impossibilità di regolazione intrafamiliari questa funzione di regolazione viene assunta da una o più persone, da una o più istituzioni, secondo eventi problemi o questioni tra le più varie e diverse oppure anche tra le vicende più banali del quotidiano. Un triangolo quindi si stabilisce attraverso una creazione di una coalizione stabile tra due persone (diade), con il coinvolgimento di una terza persona che svolga una funzione periferica di regolazione della coalizione diadica: il terzo. In questo modo la sofferenza viene attenuata all'interno della famiglia e trasferita sulle istanze esterne prescelte.

J.Haley (marriage and marital therapy- Agurman) propone di concettualizzare il matrimonio come un processo di definizione della relazione tra coniugi e come lotta per il potere e il controllo, ove la coppia diventa allora un sistema governato da regole che vengono stabilite, per lo più implicitamente, all'inizio del matrimonio, e che devono essere flessibili per permettere evoluzione e cambiamento.

Haley (1963) ne distingue tre tipi:

  • regole esplicite - sono decise da entrambe i coniugi - si accostano, rappresentano il contratto conscio, ciò di cui la coppia è consapevole;

  • regole implicite - non sono verbalizzate in modo manifesto ma producono effetti metacomunicativi, cioè di qualifica della comunicazione esplicita ( verbale)- si accostano, rappresentano il contratto preconscio, ciò di cui la coppia è parzialmente consapevole;

  • regole di transazione - sono negate dalla coppia stessa ma appaiono chiaramente all'osservatore - si accostano, rappresentano il contratto inconscio, ciò di cui la coppia non è consapevole.

Tutte queste regole si strutturano in metaregole, cioè regole che governano gli scambi per sapere chi stabilisce le regole, chi le applica, chi le fa rispettare, chi può modificarle, ecc, (potere esecutivo, legislativo, giudiziario, - camera, senato).

Nel triangolo familiare che funziona normalmente p-m-f, i coniugi hanno fiducia nella propria relazione coniugale e possono cosi far fronte alle paure di abbandono del figlio, cosi la madre permette al figlio di conservare una buona relazione col padre e il padre incoraggia una buona relazione del figlio con la madre. In caso di conflitto il coniuge periferico accetta la fondatezza del conflitto ma cerca gradatamente di regolare la dimensione aggressiva del conflitto, i coniugi però precisano al figlio che egli non potrà mai essere incluso nell'intimità della loro relazione coniugale. 

Nel triangolo familiare disfunzionale o nella triangolazione o triade rigida - in una famiglia un figlio può trovarsi bloccato in una situazione in cui i suoi sintomi comportamentali mascherano il conflitto esistente tra genitori. questo comportamento viene rinforzato dai genitori allo scopo di tenere nascosti i propri conflitti e il figlio resta cosi incollato al ruolo che serve a proteggere i genitori.(S. Minuchin, 1974). (questi coniugi non hanno fiducia nelle proprie relazioni coniugali che sono danneggiate dalle relazioni di tipo genitoriale cioè nei confronti del figlio, le quali riattivano conflitti transgenerazionali non risolti).

Quando le ripartizioni del potere e le gerarchie sono confuse possono accadere delle inversioni di posizione in rapporto ai confini intergenerazionali. questi triangoli, definiti da J. Haley triangoli perversi (1967), si creano nelle relazioni tra la famiglia nucleare e la famiglia estesa, ove l'alleanza tra due membri di generazioni diverse (madre figlio) contro un terzo, ad esempio il padre, costituisce un triangolo perverso. L'elemento importante in questi triangoli è che queste coalizioni sono spesso negate e addirittura non percepite dagli interessati, cioè negate all'interlocutore e negate a se stessi. Le persone che interagiscono in questo triangolo non sono tutte della stessa generazione e nel processo interattivo accade che una persona di una generazione forma una coalizione con una persona di un'altra generazione, cioè contro il proprio pari o coniuge, in quanto la coalizione è per definizione l'unione di due persone contro una terza e si distingue dall'alleanza che invece viene stabilita in funzione della ricerca di un bene comune e non ha finalità negativa verso un terzo reale.

La coalizione tra due persone viene negata nel momento in cui qualcuno cerca di svelarla, da un lato essa è presente sul piano delle comunicazioni, ma ci sono anche indici meta comunicativi che ne sminuiscono l'importanza e ne nascondono perfino l'esistenza.
Quel qualcuno può diventare, a sua volta, terzo, cioè percepito come nemico secondo la logica "chi non è con noi è contro di noi", di qui il passaggio verso lo scenario di un grande conflitto, di una guerra mondiale, è breve.

Secondo J. Haley i triangoli perversi si ripetono per più generazioni ove il cortocircuito tra figlio e genitori si ripeterebbe ed andrebbe di pari passo con un altro cortocircuito, quello tra uno dei genitori e uno dei nonni. ecco allora che il terzo può essere, secondo questa complessa catena o configurazione di triangoli: un figlio, un genitore o un nonno.

All'inizio della relazione, dice J. Haley, la diade, la coppia, passa il tempo a differenziarsi dai propri genitori e appena questo avviene i due mettono al mondo i figli.
Essi in nessun momento formano una diade distinta, ma possono essere o sentirsi impegnati in questo tentativo. Il matrimonio non esiste come entità indipendente, infatti la sua descrizione deve comprendere un osservatore, un amico, gli amici, i genitori, un genitore, i fratelli, il fratello, un altro... il terzo.

Per Whitaker, nella famiglia acquisita, cioè nella famiglia di origine di lui o di lei della coppia, il partner è l'altro acquisito, cioè il lui o la lei della coppia, che è alieno alla famiglia acquisita, un aggregato che non appartiene mai completamente. Si è sottoposti ad un cambiamento, ad un adattamento, ad una vera e propria cultura estranea che fornisce capacità di individuarsi e poi appartenere.
Vede il matrimonio come un processo che si sviluppa non tra due individui ma tra due famiglie, in quanto spesso le esigenze personali arrivano a dipendere dalle aspettative genitoriali oppure sono proprio sostituite da queste. "Se ipotizziamo che il matrimonio sia un organismo residuo diadico delle due famiglie originarie, o se volete il tentativo di due famiglie di riprodursi, allora dovrebbe essere possibile ipotizzare un processo evolutivo" tale processo evolutivo era per Whitaker un processo di appartenenza-individuazione che si basa sul processo individuazione-appartenenza gia sviluppato nelle famiglie di origine.
Il passaggio dalle famiglie di origine a quella acquisita rappresenta cosi una grossa opportunità per acquisire la capacita di individuarsi ed appartenere.

In conclusione, l'influenza delle famiglie di origine nelle relazioni di coppia abbraccia interi processi che interessano più generazioni contemporaneamente.

In ultima analisi si potrebbe affermare che le aree di influenza delle famiglie di origine coincidono con quelle della relazione di coppia e comprendono(Loriedo e Strom):

1) la scelta del partner
2) l'accordo coniugale
3) la sessualità
4) la gestione del conflitto
5) la riuscita dell'educazione dei figli
6) l'alimentazione
7) la produzione e la distribuzione delle risorse economiche
8) l'evento separazione
9) il divorzio

Le problematiche della coppia con la famiglia di origine riguardano invece:

1) problemi di passaggio incompleto del ciclo vitale
2) emotional cut-off - rottura affettiva del legame con la famiglia di origine
3) coinvolgimento eccessivo
4) conflitti tra coppia e famiglia di origine e conflitti tra famiglie di origine della coppia (Capuleti e Montecchi in Romeo e Giulietta di Shakespeare)

Tenere presenti gli aspetti della complessità delle relazioni di coppia, in un'ottica trigenerazionale, può forse rappresentare all'atto pratico un valido contributo a che il terzo genitore, comunque egli sia ed ovunque riscuota legittimità e visibilità, possa collaborare per ricomporre gli aspetti affettivi, con gli altri membri della famiglia, spesso esposta a sollecitazioni disgreganti.

Costruzione della coppia

scelta d'oggetto narcisistico --- oggetto come una parte di se, oggetto se
scelta d'oggetto per appoggio.--- deve riprodurre istanze genitoriali, in modo reali o fantasmatiche, allattamento, accadimento, protezione, cura
qui interviene la struttura transgenerazionale della famiglia del partner----
per ---1 ricerca di isoformia di struttura
---- 2 ricerca di complementarietà riparazione

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Psicoterapeuta e Didatta della Scuola Romana di Psicoterapia Famigliare (SRPF)

Relazione del Convegno "Il conflitto di coppia: Viaggio tra le relazioni possibili e le separazioni impossibili. Dalla fine della coniugalità alla costruzione della genitorialità". Tenuta il 13.06.2008 alla Sala "Alesini" presso il CTO, Via S. Nemesio, 21 Roma.

Partendo dalle linee fornite dal titolo di questo convegno, vorrei proporre alla vostra attenzione una riflessione, documentata anche da alcuni dati, che sviluppa il passaggio dalla fine della coniugalità alla costruzione della genitorialità attraverso la figura del terzo genitore. Da un articolo uscito su repubblica nell'aprile 2008 apprendiamo che probabilmente la Francia sarà uno dei primi paesi europei a riconoscere uno statuto giuridico al terzo genitore. Questa definizione, già ampliamente utilizzata in letteratura, indica le persone che si trovano a convivere con figli non naturali e che spesso si trovano a svolgere funzioni genitoriali almeno quanto i genitori biologici. Sono loro l'obiettivo di un nuovo progetto di legge all'esame del Parlamento francese. Ad oggi sembrerebbe che la caratteristica fondamentale che identifica questo soggetto sia l'invisibilità dal punto di vista dei dati statistici disponibili, delle indagini specifiche svolte e, di conseguenza, sul piano della possibilità di ritrarne un profilo il più possibile aderente alla realtà, anche se possiamo già immaginare che in questi casi la realtà appaia piuttosto sfumata o diffusa e sembra sovrapporsi non soltanto ai criteri dell'oggettività ma più facilmente agli aspetti dinamici e processuali che governano le trame relazionali ed i mondi affettivi in esse compresi. L'invisibilità di questo soggetto e' ancora più evidente da un punto di vista giuridico, soprattutto in relazione all'area della cura e dell'accudimento dei figli. (fosse anche per il fatto che questa tematica coinvolge anche il nucleo familiare del Presidente Sarkozy). Da fonte Istat 2005 risulta che le famiglie ricostituite in Italia sono 942.000 (circa il 4% delle famiglie nel complesso - totale come media degli anni 2005/2006), di queste le non coniugate sono il 59.5%, mentre le coniugate arrivano al 40.5%. in queste famiglie i figli coinvolti nelle crisi coniugali (separazioni + divorzi) sono 144.105. E' evidente pertanto che i figli hanno contemporaneamente una pluralità di figure parentali cui rifersi. Così come, sempre di più, al momento della costruzione di una coppia sembra essere interessante che l'altro partner possa accettare figli non suoi. D'altra parte viene sottolineata l'importanza di dedicare comunque attenzione al genitore biologico, e allo stesso tempo di poter tracciare un ipotetico profilo psicologico del terzo genitore: una persona con molta diplomazia, molta abilità, che sa aspettare, e che non ceda alla tentazione di imporre o comandare ai suoi "figli" non biologici (v. Oliverio Ferraris, il terzo genitore, Cortina, 1997).  In questo senso, giova forse ricordare che Sigmund Freud era un secondo primogenito (figlio maggiore) nella terza coppia creata da suo padre Jacob (fonte: Chantal Van Cutsem, le famiglie ricomposte, Cortina, 1999, Milano) e che Gregory Bateson ha creato 3 famiglie mentre faceva ricerche sul campo e scriveva le sue opere. Ma entro quale quadro evolutivo complessivo delle configurazioni familiari possiamo contestualizzare questa riflessione? Prendendo in considerazione gli ultimi (per anno di rilevazione) dati Istat disponibili, si possono focalizzare alcuni trend sviluppatisi negli ultimi tre decenni:

1. Si semplificano le strutture familiari e si complica il funzionamento delle relazioni intra familiari entro un sistema relazionale allargato che conferma contemporaneamente la centralità delle soggettività e l'importanza della rete parentale, dunque della famiglia estesa (la coppia più la parentela stretta come i nonni, fratelli,...).
2. L'invecchiamento della popolazione e' il principale fattore squisitamente strutturale (si vive di più perché si vive meglio) che incide sul cambiamento delle strutture familiari in quanto non collegato alle intenzionalità dei soggetti, infatti aumentano notevolmente le famiglie unipersonali, fatte per lo più da persone anziane di genere femminile.
3. Altri fattori strutturali, tali in quanto producono effetti di lunga durata sulle morfologie familiari, sono comunque connessi ad aspetti squisitamente socio culturali, come le scelte riproduttive (calo della natalità), che pure influenzano la caratterizzazione delle tipologie familiari, infatti, le coppie con figli diminuiscono progressivamente anche se rappresentano ancora la tipologia familiare più presente nel nostro paese. 
4. Senza sottovalutare il peso che le variabili socio-economiche, fra cui l'immigrazione, esercitano, ad esempio sulle scelte di autonomia di un giovane o riproduttive di una coppia, o educative nel caso di matrimoni "misti", sembra proprio che il ciclo di vita familiare sia scandito, sempre di più, dalle contingenze delle scelte soggettive che i componenti della famiglia esprimono con uno scivolamento significativo da un asse istituzionale pubblico ad uno intrafamiliare/intersoggettivo privato. 
5. Si conferma in ogni caso il fatto che l'esperienza familiare resta centrale per tutti, dunque in che senso le strutture familiari si semplificano e si differenziano, mostrando una pluralità tipologica sconosciuta fino a un po' di tempo fa?

Dunque che significato può avere il fatto che cresce il peso delle intenzionalità soggettive nel determinare gli eventi, come la separazione, che modificano la struttura della famiglia oltre che il suo funzionamento? Guardando alla litigiosità sia come processo che porta alla decisione di separazione sia come modo in cui essa viene fatta di fronte al giudice del tribunale (consensuale o giudiziale), si vede che:

Definizioni istat per i censimenti (fonte: glossario censimento 2001)

Famiglia: e' costituita da un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune (anche se non sono iscritte nell'anagrafe della popolazione residente nel comune medesimo). una famiglia può essere costituita anche da una sola persona. l'assente temporaneo non cessa di appartenere alla propria famiglia (...). la definizione di famiglia adottata per il censimento e' quella contenuta nel regolamento anagrafico.

Nucleo familiare: e' definito come l'insieme delle persone che formano una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio. Si intende la coppia coniugata o convivente senza figli o con figli mai sposati o anche un solo genitore assieme a uno o più figli mai sposati. il concetto di nucleo familiare e' normalmente più restrittivo rispetto a quello di famiglia; infatti nell'ambito di una famiglia possono esistere uno o più nuclei familiari. Può non esservene nessuno come e' nei casi ad es. delle famiglie unipersonali. Una famiglia può essere composta da più nuclei ma può anche essere costituita da un nucleo e da uno o più membri isolati (altre persone residenti), o ancora da soli membri isolati.

Famiglia estesa: si intende la tipologia familiare all'interno della quale si individuano almeno due nuclei (coppia o nuclei monogenitore) oppure un solo nucleo con altre persone residenti.

A fronte di questa complessità sembrerebbe comunque che il tema del terzo genitore contenga una interessante sfida per gli addetti ai lavori, dato che non e' difficile incontrare delle famiglie dove tutto ciò che costituisce la regola e la struttura e' frutto di negoziazione continua e costante sia per la qualità che per la quantità dei ruoli espressi. Il fatto che essi siano espressi contemporaneamente da entrambe le linee genitoriali nulla toglie, se la qualità degli affetti e delle relazioni lo permette, alla ricchezza di un altro nucleo acquisito che e' quello del terzo genitore. Genitore che e' figlio a sua volta, quindi, con genitori.

La tematica del terzo genitore e' già conosciuta in ambito sistemico relazionale e ampiamente utilizzata per "leggere" le relazioni familiari e il loro funzionamento. Terze sono anche le generazioni come quelle dei nonni che nella famiglia estesa o ricostituita non perdono le proprie caratteristiche genitoriali anche rispetto ai nipoti. Ciò vuol dire che l'influenza delle famiglie di origine non cessa di manifestarsi nelle relazioni di coppia anche se la coppia e' una coppia ricostituita.

In tal senso assume importanza il tema del triangolo e del terzo, quale che sia la configurazione familiare. Questo a partire dal contributo degli autori che non solo sul piano teorico ma sul piano anche del trattamento clinico hanno dato un importante contributo:

Il triangolo e il terzo

Rappresentano delle categorie concettuali teoriche e pratiche importanti nel tentativo di percorrere tappe importanti della lettura del conflitto di coppia in chiave trigenerazionale, creando delle ridondanze sul concetto di terzo a partire dal quadro relazionale della coppia.

Può accadere infatti che la tensione tra due persone in un sistema familiare raggiunga un livello tale da non poter essere più sopportato. Una terza persona viene "triangolata" per ricondurre questa tensione a una livello più tollerabile e l'evoluzione di una simile triangolazione disfunzionale è in genere la comparsa di coalizioni inadeguate, all'interno e all'esterno della famiglia, e di un sintomo comportamentale indesiderabile in uno dei membri della famiglia, spesso nel figlio, ovvero nel terzo.
Dove c'e tensione, i due, delusi l'uno dell'altro e impegnati in una guerra coniugale e non potendo essere fragili agli occhi del rivale, chiedono paradossalmente al figlio di schierarsi al proprio fianco, cioè di prendere posizione contro l'altro, il figlio è così preso in un conflitto di lealtà ad un coniuge o all'altro, cioè lealtà a mamma o lealtà a papà.
Questi genitori si sentono esclusi l'uno dall'altro e si rivolgono al figlio nelle relazioni genitoriali per compensare i loro bisogni insoddisfatti dalla relazione coniugale.

Il triangolo è una configurazione emozionale di tre persone: è il più piccolo sistema stabile di relazione, la famiglia allora può essere concepita come un insieme di triangoli.
Per Bowen ogni relazione è triadica, infatti il sistema diadico può funzionare in periodi di calma, ma in periodi di crisi o conflitto la diade diventa rapidamente instabile e chiede l'intervento di un terzo. come dice il prof. Saccu "se nella relazione il terzo non c'è ce lo dobbiamo inventare". Il matrimonio allora diventa una alleanza tra partner che , lungo un continuum, hanno la stessa differenziazione del sé, dove il sé viene indicato da Bowen come composto di tre domini: emozionale, intellettuale, sentimentale, che più sono differenziati tra di loro e più garantiscono un'individualità chiaramente definita. il conflitto insolubile della coppia si traduce allora nella comparsa di sintomi, in un partner.

Nella coppia il livello di differenziazione di ognuno dei coniugi, e' espresso e trasmesso dal se familiare delle famiglie di origine, che viene trasmesso a ciascuno in maniera diversa.

L'emotional cut-off - e l'estrema distanza emozionale che si crea tra genitori e figli. Più il coniuge risulta distante emotivamente dalla propria famiglia più gli aspetti emotivi all'interno del matrimonio tendono ad intensificarsi.
Si determinano cosi situazioni in cui in famiglia lui o lei avrebbe bisogno di vicinanza emotiva con i genitori, ma si allontana raccontandosi di aver raggiunto l'indipendenza. Questo meccanismo viene poi tendenzialmente riutilizzato per controllare il proprio coinvolgimento con il partner all'interno della coppia.
La coppia stessa per Bowen si compone per livelli di differenziazione dalla propria famiglia di origine molto simili:

- coniugi molto differenziati sono partner molto maturi privi di ansia e di reattività emotiva
- coniugi poco differenziati sono partner poco maturi con ansia e reattività emotiva, poca tolleranza alla diversità dell'altro, presente il conflitto quando si riveleranno differenze tra partner.

Secondo Murray Bowen il triangolo è alla base di ogni edificazione di un sistema emozionale familiare. Già a partire da Freud con il triangolo edipico, l'elemento emozionale invariante consisteva nel far passare sul piano del fantasma l'inconscio dei movimenti affettivi intensamente sperimentati nella realtà, nel contesto familiare, nella relazione tra genitori e figli. Il terzo nel triangolo, quindi, ha la funzione di regolarizzare la tensione e deviarla rendendo gestibile, vivibile, la dimensione relazionale all'interno della quale passa ogni oggetto familiare e può acquisire valenza simbolica. (N. Ackerman 1966, J. Haley 1967, V. Satir 1967, S. Minuchin 1974/1978 M. Bowen 1971)
In assenza di conflitto la persona in posizione periferica o terza alla diade, cioè il terzo, si viene a trovare in situazione di insicurezza, perfino di sofferenza emotiva, di tensione. in caso di conflitto, l'imbarazzo o la sofferenza vengono riassorbiti dai membri della diade mentre la persona terza si sente sollevata. in caso di impossibilità di regolazione intrafamiliari questa funzione di regolazione viene assunta da una o più persone, da una o più istituzioni, secondo eventi problemi o questioni tra le più varie e diverse oppure anche tra le vicende più banali del quotidiano. Un triangolo quindi si stabilisce attraverso una creazione di una coalizione stabile tra due persone (diade), con il coinvolgimento di una terza persona che svolga una funzione periferica di regolazione della coalizione diadica: il terzo. In questo modo la sofferenza viene attenuata all'interno della famiglia e trasferita sulle istanze esterne prescelte.

J.Haley (marriage and marital therapy- Agurman) propone di concettualizzare il matrimonio come un processo di definizione della relazione tra coniugi e come lotta per il potere e il controllo, ove la coppia diventa allora un sistema governato da regole che vengono stabilite, per lo più implicitamente, all'inizio del matrimonio, e che devono essere flessibili per permettere evoluzione e cambiamento.

Haley (1963) ne distingue tre tipi:

Tutte queste regole si strutturano in metaregole, cioè regole che governano gli scambi per sapere chi stabilisce le regole, chi le applica, chi le fa rispettare, chi può modificarle, ecc, (potere esecutivo, legislativo, giudiziario, - camera, senato).

Nel triangolo familiare che funziona normalmente p-m-f, i coniugi hanno fiducia nella propria relazione coniugale e possono cosi far fronte alle paure di abbandono del figlio, cosi la madre permette al figlio di conservare una buona relazione col padre e il padre incoraggia una buona relazione del figlio con la madre. In caso di conflitto il coniuge periferico accetta la fondatezza del conflitto ma cerca gradatamente di regolare la dimensione aggressiva del conflitto, i coniugi però precisano al figlio che egli non potrà mai essere incluso nell'intimità della loro relazione coniugale. 

Nel triangolo familiare disfunzionale o nella triangolazione o triade rigida - in una famiglia un figlio può trovarsi bloccato in una situazione in cui i suoi sintomi comportamentali mascherano il conflitto esistente tra genitori. questo comportamento viene rinforzato dai genitori allo scopo di tenere nascosti i propri conflitti e il figlio resta cosi incollato al ruolo che serve a proteggere i genitori.(S. Minuchin, 1974). (questi coniugi non hanno fiducia nelle proprie relazioni coniugali che sono danneggiate dalle relazioni di tipo genitoriale cioè nei confronti del figlio, le quali riattivano conflitti transgenerazionali non risolti).

Quando le ripartizioni del potere e le gerarchie sono confuse possono accadere delle inversioni di posizione in rapporto ai confini intergenerazionali. questi triangoli, definiti da J. Haley triangoli perversi (1967), si creano nelle relazioni tra la famiglia nucleare e la famiglia estesa, ove l'alleanza tra due membri di generazioni diverse (madre figlio) contro un terzo, ad esempio il padre, costituisce un triangolo perverso. L'elemento importante in questi triangoli è che queste coalizioni sono spesso negate e addirittura non percepite dagli interessati, cioè negate all'interlocutore e negate a se stessi. Le persone che interagiscono in questo triangolo non sono tutte della stessa generazione e nel processo interattivo accade che una persona di una generazione forma una coalizione con una persona di un'altra generazione, cioè contro il proprio pari o coniuge, in quanto la coalizione è per definizione l'unione di due persone contro una terza e si distingue dall'alleanza che invece viene stabilita in funzione della ricerca di un bene comune e non ha finalità negativa verso un terzo reale.

La coalizione tra due persone viene negata nel momento in cui qualcuno cerca di svelarla, da un lato essa è presente sul piano delle comunicazioni, ma ci sono anche indici meta comunicativi che ne sminuiscono l'importanza e ne nascondono perfino l'esistenza.
Quel qualcuno può diventare, a sua volta, terzo, cioè percepito come nemico secondo la logica "chi non è con noi è contro di noi", di qui il passaggio verso lo scenario di un grande conflitto, di una guerra mondiale, è breve.

Secondo J. Haley i triangoli perversi si ripetono per più generazioni ove il cortocircuito tra figlio e genitori si ripeterebbe ed andrebbe di pari passo con un altro cortocircuito, quello tra uno dei genitori e uno dei nonni. ecco allora che il terzo può essere, secondo questa complessa catena o configurazione di triangoli: un figlio, un genitore o un nonno.

All'inizio della relazione, dice J. Haley, la diade, la coppia, passa il tempo a differenziarsi dai propri genitori e appena questo avviene i due mettono al mondo i figli.
Essi in nessun momento formano una diade distinta, ma possono essere o sentirsi impegnati in questo tentativo. Il matrimonio non esiste come entità indipendente, infatti la sua descrizione deve comprendere un osservatore, un amico, gli amici, i genitori, un genitore, i fratelli, il fratello, un altro... il terzo.

Per Whitaker, nella famiglia acquisita, cioè nella famiglia di origine di lui o di lei della coppia, il partner è l'altro acquisito, cioè il lui o la lei della coppia, che è alieno alla famiglia acquisita, un aggregato che non appartiene mai completamente. Si è sottoposti ad un cambiamento, ad un adattamento, ad una vera e propria cultura estranea che fornisce capacità di individuarsi e poi appartenere.
Vede il matrimonio come un processo che si sviluppa non tra due individui ma tra due famiglie, in quanto spesso le esigenze personali arrivano a dipendere dalle aspettative genitoriali oppure sono proprio sostituite da queste. "Se ipotizziamo che il matrimonio sia un organismo residuo diadico delle due famiglie originarie, o se volete il tentativo di due famiglie di riprodursi, allora dovrebbe essere possibile ipotizzare un processo evolutivo" tale processo evolutivo era per Whitaker un processo di appartenenza-individuazione che si basa sul processo individuazione-appartenenza gia sviluppato nelle famiglie di origine.
Il passaggio dalle famiglie di origine a quella acquisita rappresenta cosi una grossa opportunità per acquisire la capacita di individuarsi ed appartenere.

In conclusione, l'influenza delle famiglie di origine nelle relazioni di coppia abbraccia interi processi che interessano più generazioni contemporaneamente.

In ultima analisi si potrebbe affermare che le aree di influenza delle famiglie di origine coincidono con quelle della relazione di coppia e comprendono(Loriedo e Strom):

1) la scelta del partner
2) l'accordo coniugale
3) la sessualità
4) la gestione del conflitto
5) la riuscita dell'educazione dei figli
6) l'alimentazione
7) la produzione e la distribuzione delle risorse economiche
8) l'evento separazione
9) il divorzio

Le problematiche della coppia con la famiglia di origine riguardano invece:

1) problemi di passaggio incompleto del ciclo vitale
2) emotional cut-off - rottura affettiva del legame con la famiglia di origine
3) coinvolgimento eccessivo
4) conflitti tra coppia e famiglia di origine e conflitti tra famiglie di origine della coppia (Capuleti e Montecchi in Romeo e Giulietta di Shakespeare)

Tenere presenti gli aspetti della complessità delle relazioni di coppia, in un'ottica trigenerazionale, può forse rappresentare all'atto pratico un valido contributo a che il terzo genitore, comunque egli sia ed ovunque riscuota legittimità e visibilità, possa collaborare per ricomporre gli aspetti affettivi, con gli altri membri della famiglia, spesso esposta a sollecitazioni disgreganti.

Costruzione della coppia

scelta d'oggetto narcisistico --- oggetto come una parte di se, oggetto se
scelta d'oggetto per appoggio.--- deve riprodurre istanze genitoriali, in modo reali o fantasmatiche, allattamento, accadimento, protezione, cura
qui interviene la struttura transgenerazionale della famiglia del partner----
per ---1 ricerca di isoformia di struttura
---- 2 ricerca di complementarietà riparazione

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