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NULLITA' MATRIMONIO RELIGIOSO

APPROFONDISCI:    

 

L'avvocato ecclesiastico Domeniconi è a vostra disposizione per affiancarvi nelle pratiche di annullamento del matrimonio religioso. E' opportuno specificare che quando si dice "annullamento del matrimonio" in realtà bisognerebbe parlare di Dichiarazione di nullità del matrimonio.

Ecco alcune informazioni utili.

Indissolubilità del matrimonio e nullità:

Per la Chiesa, il matrimonio è e rimane un vincolo indissolubile. Ciò che la Chiesa può fare è dichiarare, dopo un’inchiesta dei suoi tribunali, che quel matrimonio è sempre stato nullo, fin dall’inizio.

Per essere valido, il matrimonio deve rispondere a tre requisiti:
- l’assenza di impedimenti ( per esempio la consanguineità)
- il compimento delle formalità religiose secondo il diritto ecclesiastico ( per esempio la presenza di un sacerdote durante la celebrazione, la presenza di due testimoni…
- il consenso al matrimonio dato e ricevuto in chiesa.

Per la Chiesa, il matrimonio deve essere frutto di una scelta autonoma, personale e interamente libera. Infatti, è il valore della scelta iniziale che agli occhi della Chiesa stabilirà la legittimità e la validità del matrimonio, ed è unicamente a partire da questo presupposto, soddisfatti gli altri due, che si potrà giudicare più tardi, in retrospettiva, se il matrimonio era nullo - indipendentemente dal fallimento del legame in sé.
Dichiarare la nullità di un matrimonio significa che, dopo accurate indagini, il tribunale ecclesiastico dichiara che il sacramento del matrimonio apparentemente ricevuto e dato non era valido perché mancava una delle condizioni essenziali per la sua validità.

Effetti della nullità del matrimonio:

Con la separazione civile il cristiano credente non può vivere un nuovo rapporto sentimentale senza essere escluso da alcuni aspetti della vita cristiana (non può ricevere i sacramenti, non può essere padrino a un battesimo, e così via), mentre con la nullità rientra a pieno titolo all’interno della Chiesa e nulla gli è più impedito. I figli nati dall’unione dichiarata nulla sono legittimi in quanto nati da un matrimonio “putativo”, cioè che si credeva esistesse, e di fatto la dichiarazione di nullità non ha su di loro alcun effetto civile o religioso. La loro custodia e mantenimento vengono regolate da una sentenza civile. Inoltre, possono venire a cessare gli obblighi dell’assegno di mantenimento per il coniuge, che sono invece previsti nella separazione civile, e scompaiono pure eventuali diritti ereditari, esattamente come nel divorzio. La nullità del matrimonio si distingue dal divorzio proprio perché la sentenza ecclesiastica dichiara il matrimonio “mai esistito”, quindi i suoi effetti giuridici cessano dall’inizio (ex tunc), e non dalla sentenza in poi (ex nunc).

Condizioni della nullità

La dichiarazione di nullità è un diritto di qualunque credente sposatosi in Chiesa, purché ricorrano i presupposti richiesti dal codice di diritto canonico. Un matrimonio può essere dichiarato nullo solo ove sia nullo per i canoni stabiliti dalla Chiesa. Chiunque abbia i requisiti può rivolgersi a un tribunale ecclesiastico. I requisiti di nullità derivano dall’assenza di una condizione richiesta per la validità del sacramento, e il compito del tribunale ecclesiastico durante il processo consiste nel verificare che la nullità esista e di riconoscerla. Non vi era vero consenso al matrimonio quando, al momento dello scambio del consenso, uno dei futuri sposi era reo o vittima di ignoranza, violenza, di errore o di dolo, come previsto anche dalla legge civile italiana; vi era simulazione di consenso, si poneva una condizione o si agiva sotto l’influenza di un impedimento grave.

La simulazione totale di consenso ha luogo quando, per esempio, una persona contrae matrimonio con il solo obiettivo di ottenere un permesso di residenza permanente in un paese. Questo caso si avvicina molto al dolo, altro motivo di nullità, che consiste nel manipolare l’altra persona ingannandola su alcuni aspetti per strapparle il consenso al matrimonio. La simulazione parziale ha luogo invece quando uno degli sposi esclude le proprietà essenziali del matrimonio; vi è simulazione parziale, per esempio, quando un congiunto non ha mai desiderato avere figli e persiste in questa visione, o quando al momento di contrarre l’unione si escludeva la fedeltà e l’indissolubilità del matrimonio.

Vi è difetto di consenso anche nel caso di disturbi psichici o fisici che rendono incapaci di assumere gli oneri derivanti dal matrimonio, e l’incapacità che ne deriva può essere parziale o totale, temporanea o permanente.

Il matrimonio cristiano è indissolubile e votato alla procreazione e alla fedeltà, perciò se uno dei coniugi con un positivo atto di volontà esclude uno o tutti i requisiti, il matrimonio è nullo. La simulazione, in particolare, si dimostra con prove testimoniali o con dichiarazioni delle parti interessate che riferiscono della loro volontà prima del matrimonio. Per la Chiesa tutto ciò che avviene nella coppia dopo che il matrimonio è stato celebrato è irrilevante ai fini della nullità, in quanto ha valore solo la volontà esistente al momento della celebrazione.

La procedura

Chiunque può rivolgersi alla propria parrocchia, alla curia, o consultare l’Albo Rotale per ottenere i nominativi degli avvocati ecclesiastici che esercitano nella sua zona di residenza, anche se l’avvocato rotale non ha limiti territoriali e può esercitare ovunque.
A differenza di quanto avviene nella separazione civile, che può essere consensuale, in questo caso solo una delle due parti, la parte attrice, ha il potere di iniziare il processo, e l’altra, quella convenuta, può subirlo passivamente, può partecipare accettandolo oppure può opporsi, ma la procedura non può mai essere iniziata congiuntamente. La parte convenuta deve sempre essere messa al corrente con notifica del procedimento in corso. Il procedimento inizia sempre con una intervista alla parte interessata per capire se ci sono i presupposti per la nullità stabiliti dal codice di diritto canonico. Se vi sono i presupposti per la nullità, l’avvocato ecclesiastico procede alla redazione dell’atto introduttivo (libello) che viene depositato presso il tribunale competente (TER, Tribunale Ecclesiastico Regionale), il quale è determinato dalla residenza della parte convenuta o dal luogo di celebrazione del matrimonio.
Dopo il deposito del libello, si tengono udienze fino a che viene ottenuta la prima sentenza. Dopo la prima sentenza, gli atti sono trasferiti d’ufficio al tribunale competente di seconda istanza. Se si ottengono le due sentenze conformi (entrambe confermano la nullità), non è necessario ricorrere alla Rota, che è invece indispensabile nel caso di due sentenze difformi e che riguarda solo una minoranza di casi. Terminato il procedimento per nullità, si può chiedere, ove si abbia interesse, la delibazione della sentenza ecclesiastica che ha valore civile, come il matrimonio, in tutti i Paesi che come l’Italia hanno un patto concordatario con la Chiesa. Nei paesi non concordatari, la dichiarazione di nullità emessa da un Tribunale Ecclesiastico non ha effetto civile, perciò chi vuole risposarsi deve ottenere una sentenza di divorzio.

Tempi

La durata del processo dipende dai tribunali ecclesiastici, dalla loro mole di lavoro e dalla loro capacità organizzativa. Per esempio, dal tribunale di Milano o di Perugia si ottiene una sentenza di I grado in 8-10 mesi, che possono però diventare molti di più in altre sedi. Nella peggiore delle ipotesi, quindi, i tempi sono quelli classici della separazione civile. In entrambi i casi, separazione o nullità, vi è obbligo di non convivenza dei coniugi. Inoltre, anche se la nullità ha valore per lo Stato Italiano, la Chiesa stessa può richiedere una sentenza di separazione civile, soprattutto nel caso di nullità per simulazione.

Inchiesta preliminare

In questa fase vengono raccolti gli elementi di una procedura che sarà arrestata se i fondamenti non sono sufficienti. Se si ritiene che la causa possa procedere viene costituito un fascicolo, il libello (lettera ufficiale di domanda di nullità di matrimonio), che viene depositato e si aggiunge ad altri documenti pertinenti che verranno indirizzati al tribunale ecclesiastico di prima istanza. E’ a questo punto che viene ufficialmente informata del procedimento la parte convenuta, che potrà esporre la sua versione dei fatti. La procedura seguirà il suo corso anche se la parte convenuta non desidera collaborare, anche se questa attitudine rende più difficile la fase probatoria necessaria alla dichiarazione di nullità.

Studio del caso da parte del tribunale ecclesiastico

Il tribunale ecclesiastico studia gli elementi forniti dall’inchiesta preliminare e convoca la parte attrice- quella che ha chiesto di iniziare la procedura - chiedendole di sottoporsi a un’audizione sotto giuramento. Verrà ricontattata anche la parte convenuta, e in presenza di un nuovo rifiuto di collaborare, il giudice incaricato del caso la può dichiarare assente dal processo. A questo punto è richiesta la presenza di alcuni testimoni, in genere quattro, che testimonieranno sotto giuramento e che non conoscono le domande a cui saranno sottoposti in udienza proprio per garantire la veridicità della loro deposizione e la loro buona fede. Se il tribunale riconosce la necessità di consultare degli esperti (psicologi, medici, e così via) per completare le prove, anche questo avverrà nello stesso momento.

Conclusione della causa

Il giudice pubblica gli atti e rende accessibili al patrono e al difensore della parte attrice le prove contenute nel fascicolo, chiedendo la loro opinione. Il patrono è tenuto a sottolineare qualsiasi debolezza presente nelle prove, e a controllare lo svolgimento del processo per garantire che siano rispettati i diritti di entrambe le parti. A sua volta, il difensore della parte attrice si farà garante della correttezza del processo nei confronti del proprio assistito. Il fascicolo, che ora contiene i commenti di entrambe le parti, viene restituito al giudice istruttore che lo analizzerà ancora una volta, insieme ad altri due giudici, per raggiungere il verdetto. Nella maggioranza dei casi, il matrimonio viene dichiarato nullo. I casi inconsistenti vengono scartati nella prima fase, quella dell’inchiesta preliminare.

Conferma della sentenza

Per essere efficace, la sentenza deve essere confermata da un altro tribunale di seconda istanza, e un matrimonio può essere dichiarato nullo solo da due giudizi conformi. Durante tutta la procedura di nullità, la parte convenuta ha il diritto di intervenire in qualsiasi momento, e se non concorda con la sentenza, può fare ricorso presso il  tribunale d’appello. Quando le sentenze di primo e secondo grado non sono conformi, è richiesto il verdetto finale del tribunale della Rota Romana, che presiede agli appelli provenienti da tutto il mondo. La nullità del matrimonio significa che, fin dal suo inizio, le condizioni che si ritenevano soddisfatte perché un matrimonio cristiano fosse valido, in realtà non lo erano.

Il procedimento di nullità non ha un esito automatico come quello di separazione o di divorzio, che si ottengono sempre; i requisiti di nullità devono essere fondati, solidi e ben documentati, altrimenti la sentenza è avversa. La sentenza è definitiva e inappellabile.

Avvocato ecclesiastico e avvocato rotale: definizione e competenze

Anche se gran parte degli avvocati ecclesiastici e rotali è laureato in legge e spesso esercita anche civilmente, la laurea in giurisprudenza non è un requisito, né abilita alla professione: un avvocato che non abbia completato gli studi ecclesiastici non può patrocinare davanti a un tribunale ecclesiastico o rotale. L’avvocato ecclesiastico o rotale può esercitare ovunque, in tutto il mondo

Per qualsiasi consulenza o informazione legata alla nullità del matrimonio religioso, CI CONTATTI

 

 




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